
mercoledì 31 marzo 2010
lunedì 29 marzo 2010
domenica 21 marzo 2010
sabato 13 marzo 2010
IDITAROD 2010 : chapeau Seba!!
sabato 6 marzo 2010
Febbraio 2010 : KNOWING
Un sentiero nuovo alla Crosetta,la cena a casa di Marco con Seba ed Elena,un arrivederci,Notre Dame,l'hotel Dunanso,il mercato di Bamako,i villaggi lungo la strada,una foresta di baobab,un'ambulanza,la festa di Kolokani,il profilo di una piroga nel tramonto di Foundiougne,le mani di cento bambini,tre lottatori,la non-Africa luccicante a Saly,il ritorno a Yenne,una coppia di giraffe,una scimmia,ilgrande viale di Thies,le scuole,un po' di disegni,il saluto delle donne,i ciclisti maliani,l'ingresso a Dakar,il pranzo a Fatick,una birra fresca in una baracca,la banda a Fayes,La notte delle fate,baobab,betadine e garza,la frontiera,un piatto stracolmo di cous-cous,la danza delle donne,una spiaggia di granchi,la voce di Luigi,la penna di Marco,una telefonata dall'Alaska,la tribù al mio ritorno,Riale e il rifugio Luisa,il sorriso di Anna.
a firma di Marco Pastonesi
Durante il viaggio in Mali-Senegal ho ritrovato amici importanti e conosciuto di nuovi ,che mi hanno davvero arricchito molto.In primis Luigi Agnolin ,l'uomo-arbitro per eccellenza,persona dalle straordinarie doti umane e Marco Pastonesi ,firma storica della Gazzetta .
Ho avuto l'onore di vedermi dedicate da Marco queste parole.
Ho avuto l'onore di vedermi dedicate da Marco queste parole.
Il Mondiale di Biancaneve
Lomello, provincia di Pavia, ha la più antica basilica romanica della Lombardia, le zanzare d’estate, la nebbia d’inverno, il riso tutto l’anno e la Biancaneve del ciclismo. Siccome la Biancaneve a due ruote si chiama Ausilia Vistarini, bisogna cominciare dal nome: non Biancaneve, ma Ausilia.
Quarta di quattro figli, lei dice che il nome è stato scelto per sfinimento. Ma i nomi custodiscono significati e prevedono destini, per gli antichi romani Ausilia significava aiuti, e non è un caso che la vita di Ausilia sia, a suo modo, una missione, un sostegno, un soccorso. Chiesti e dati, offerti e proposti. Così, trovarla alla Dakar-Bamako nel 2009 e alla Bamako-Dakar nel 2010, corse della solidarietà, è un regalo inevitabile.
Ma il c’era-una-volta era tutt’altra cosa. Per capirsi: Ausilia, a scuola, ne trovava sempre una per saltare l’ora di ginnastica. Per capirsi bene: Ausilia, da piccola e anche dopo, aveva mille paure, da quella del buio a quella di non essere mai all’altezza. E per capirsi meglio: Ausilia, dopo il liceo, si è iscritta a Matematica, poi è finita fare la commercialista. Ma al nome, e al destino, non ci si può ribellare, e così Ausilia, ginnastica zero, ha trovato nella bici (sia chiaro: mountain bike) una compagna e un’amica, un’analisi e una terapia, una scusa e una voglia, fino a donarsi una nuova identità. Biancaneve, appunto. Che come sia nata non si sa, per gioco e per amore, uno pseudonimo da usare anche in corsa. Perché Ausilia-Biancaneve, di corse - che poi sono tutto tranne le solite corse - ha cominciato a nutrirsi.
Quella volta in Marocco, sull’Alto Atlante, nella "NaturAid", 700 km in tappa unica, una tormenta improvvisa che cancella la strada, trasforma il territorio, Ausilia e un’amica che dormono insieme in un sacco a pelo per combattere il gelo e anche il terrore, la mattina dopo vengono scovate da guide marocchine che le davano per disperse o addirittura per morte, e che lanciano funi e che le aiutano (Ausilia!) a guadare un fiume formatosi nella tempesta, l’amica si ritira, Ausilia no.
E quella volta in Gran Bretagna, la Londra-Edimburgo-Londra, quasi tutta sotto l’acqua, una notte di diluvio Ausilia che scorge la luce di un pub, entra, chiede ospitalità (Ausilia!), le fanno asciugare la roba e le regalano un paio di guanti di lana, lei si accuccia sotto il tavolo del biliardo finché la svegliano perché devono proprio chiudere il locale.
E quella volta nella Super Fausto Coppi, 5-600 km, mezze Alpi, il primo colle è la Lombarda, il secondo è l’eterna Bonnet, Ausilia che ci arriva già sfinita, perché è il periodo della dichiarazione dei redditi, proprio sulla Bonnet si ferma, appoggia la bici, stende un telo di emergenza e si corica per dormire, ma tutti quelli che passano pensano che sia morta, o quasi, e allora la svegliano e le chiedono se sta bene, alla fine lei prende un foglio di carta e ci scrive (Ausilia!) "sto benissimo, grazie, sto solo dormendo".
E quella volta nella Alley Cat, corsa clandestina notturna a Milano, Ausilia che vola da Porta Genova all’abbazia di Chiaravalle, e poi al binario 10 della Stazione Centrale, 80 km senza fari e senza paura e senza codice, e anche senza Gps (no Ausilia!), altrimenti ti mangiano vivo.
E quella volta nella Val Rendena, nel 2003, la prima 24 ore di Ausilia. E quella volta in Germania, nel 2008, il Mondiale della 24 ore, Ausilia che s’iscrive solo all’ultimo minuto, e siccome la riunione finale è in tedesco, lei non capisce che la partenza viene data in paese, insomma ci arriva tardi, poi recupera, poi le dicono che sarà penalizzata perché è partita senza passare dal via, che non è neanche vero, allora Ausilia (Ausilia!) dà l’anima e vince.
E questa è la volta in cui Biancaneve è diventata campionessa del mondo. Non lo sapevano neanche i sette nani.
Tour della Solidarietà 2010 - Mali Senegal
Faccio sempre moltissima fatica a tradurre con le parole le emozioni e le sensazioni vissute durante un viaggio...perchè ogni viaggio è una scoperta,una rivelazione,una crescita ed una privazione.Lo scorso anno avevo partecipato all'Edizione zero del Silenzioso Tour della solidarietà che per motivi di
sicurezza ed organizzativi si era però svolto interamente in Senegal.
Il Senegal,rispetto al Burkina Faso,dove ero stata nel 2008,è un paese decisamente più vivace e sviluppato.
Quando quest'anno mi è stato comunicato che avremmo avuto la possibilità di vivere interamente il progetto originario ho accettato subito con grande entusiasmo di far parte di questa spedizione.
Sono stata diverse volte in Africa: è una terra che ho nel cuore..una gente a cui si tende una mano in un orizzonte arido e desertificato,con arbusti bruciati dal sole che non offrono alcuna possibilità di tenerezza....
La vita ,come la terra,in questo angolo d'Africa che è il Mali,è amara ma cela in sé angoli di gioia infinita nei sorrisi dei bambini,nelle mani tese dei bambini,negli sguardi fieri degli anziani ....ma la sensazione che ti lascia nel cuore è che c'è veramente tanto da fare...
Il viaggio inizia a Roma e ,dopo uno scalo nella frozen Paris con giro veloce al Quartiere Latino ,ci catapulta nella notte di Bamako.
L'aereoporto e le sue vicinanze ci introducono
in un istante nella realtà di una capitale dove
gli scarichi sono a cielo aperto,dove non esiste
un'illuminazione se non nella strada principale,
dove si affollano baracche popolate da uomini
e donne sdraiati in polverose stuoie che sono
l'unico arredamento del locale.

Come in altre capitali africane,come
Ouadadogou,in massa la gente è arrivata
dalla campagna desertificata in
cerca di
fortuna,ma la fortuna non si trova e non si
inventa qui.
L'indomani con Marco ed Elena,preziosissimi compagni di viaggio,ci avventuriamo nella zona variegatissima del mercato.Ovunque baracche che cercano di vendere qualsiasi cosa:
pomodori,noccioline,bottiglie di benzina,
pelli di animali,abiti dai mille colori,
anacardi,vecchi caricabatterie per
cellulari,piccioni,arance,ortaggi vari,
teste di scimmia(!),extension per
acconciature(!).
La cosa più disarmante è la varietà di odori
che intasa l'aria,così intensa da far girare la
testa.
Occorre prestare la massima attenzione
lungo le strade:il traffico è caotico e del tutto casuale.
Ovunque motorini,biciclette e variopinti e malandati taxibrousse che portano su ciò che resta dei finestrini le scolorite immagini di Obama e Madonna.
Nel pomeriggio la nostra delegazione viene accolta dal sindaco della città nella sala del Comune,dominata da tre enormi caimani,simbolo della capitale.
La sera prendiamo un local taxi per andare alla Tour
d'Afrique,dalla cui sommità si domina uno splendido tramonto velato dallo smog che fa da padrone in città.
L'indomani di buon ora la partenza della prima tappa dalla piazza principale dominata dal monumento alla Resistenza:le strade vengono
chiuse al traffico per far passare il Tour.Facciamo conoscenza con la compagine di ciclisti maliani che ci accompagnerà in quest'avventura:
personaggi "eroici" nel se
nso "Brocciano"
del termine ma dalla sconfinata gioia di vivere .
Il Senegal,rispetto al Burkina Faso,dove ero stata nel 2008,è un paese decisamente più vivace e sviluppato.
Quando quest'anno mi è stato comunicato che avremmo avuto la possibilità di vivere interamente il progetto originario ho accettato subito con grande entusiasmo di far parte di questa spedizione.
Sono stata diverse volte in Africa: è una terra che ho nel cuore..una gente a cui si tende una mano in un orizzonte arido e desertificato,con arbusti bruciati dal sole che non offrono alcuna possibilità di tenerezza....
La vita ,come la terra,in questo angolo d'Africa che è il Mali,è amara ma cela in sé angoli di gioia infinita nei sorrisi dei bambini,nelle mani tese dei bambini,negli sguardi fieri degli anziani ....ma la sensazione che ti lascia nel cuore è che c'è veramente tanto da fare...
Il viaggio inizia a Roma e ,dopo uno scalo nella frozen Paris con giro veloce al Quartiere Latino ,ci catapulta nella notte di Bamako.
L'aereoporto e le sue vicinanze ci introducono
in un istante nella realtà di una capitale dove
gli scarichi sono a cielo aperto,dove non esiste
un'illuminazione se non nella strada principale,
dove si affollano baracche popolate da uomini
e donne sdraiati in polverose stuoie che sono
l'unico arredamento del locale.
Come in altre capitali africane,come
Ouadadogou,in massa la gente è arrivata
dalla campagna desertificata in
fortuna,ma la fortuna non si trova e non si
inventa qui.
L'indomani con Marco ed Elena,preziosissimi compagni di viaggio,ci avventuriamo nella zona variegatissima del mercato.Ovunque baracche che cercano di vendere qualsiasi cosa:
pomodori,noccioline,bottiglie di benzina,
pelli di animali,abiti dai mille colori,
anacardi,vecchi caricabatterie per
cellulari,piccioni,arance,ortaggi vari,
teste di scimmia(!),extension per
acconciature(!).
La cosa più disarmante è la varietà di odori
che intasa l'aria,così intensa da far girare la
testa.
Occorre prestare la massima attenzione
lungo le strade:il traffico è caotico e del tutto casuale.
Ovunque motorini,biciclette e variopinti e malandati taxibrousse che portano su ciò che resta dei finestrini le scolorite immagini di Obama e Madonna.
Nel pomeriggio la nostra delegazione viene accolta dal sindaco della città nella sala del Comune,dominata da tre enormi caimani,simbolo della capitale.
La sera prendiamo un local taxi per andare alla Tour
L'indomani di buon ora la partenza della prima tappa dalla piazza principale dominata dal monumento alla Resistenza:le strade vengono
personaggi "eroici" nel se
La tappa dopo un'iniziale salita (5km l'unico dislivello che troveremo)è pianeggiante per il resto dei 115 km.Attraversiamo alcuni vivacissimi villaggi:appena ci si ferma per una foto siamo circondati da mille mani e sorrisi festanti;i bimbi fanno a gara per farsi ritrarre in una foto per poi rivedersi nel display,una donna mi dona un sacchetto di noccioline.
Mentre la tappa volge al termine ecco il mio splash...lo dico sempre "Non son fatta per
l'asfalto!".Mi rimedio una profonda abrasione su tutta la fianc
ata destra.Interviene a soccorrermi l'ambulanza al seguito: peccato che i 4 militari non dispongano neppure di un disinfettante.A tutta velocità ci dirigiamo verso un dispensario :dopo una mezzoretta il Colonnello scende e ritorna con betadine e cotone!Ritorno in sella perchè non voglio privarmi dell'emozione di giungere scortata da tutto un villaggio in festa alla fine della tappa.Siamo nel villaggio di
Kolokani: tutti gli abitanti,bimbi donne ed anziani formano un cerchio festoso :al centro tre danzatori ci donano
un'emozionantissi
mo ed indimenticabile spettacolo di danze accompagnati da percussioni e xilofono.Poi i saluti "ufficiali"delle
autorità...ministro,sindaci,prefetto,...tutti a chiedere una sola cosa "Non dimenticateci"..
Lungo trasferimento in pulman:fuori dal puzzle in cui è ridotto il finestrino scorrono distese arse e bruciate ,piccoli villaggi fatti di capanne di fango e paglia.Ci fermiamo per un'incredibile birra fresca in un baretto che altro non è che una capanna di fango addobbata con festoni natalizi ,che disegnano anche un soffitto colorato per un piccolino che non avrà più di tre mesi..Dopo circa 400 km di pulman maliano ,cioè di una scatola con le ruote caldissima e piena di polvere ,la sera si arriva a Kayes,accolti dal ministro dello Sport e da una serie inn
umerevoli di dignitari & C. e da un intero montone che diverrà la nostra cena.
L'indomani ripartiamo per la tappa Kayes-Goudiri .La partenza viene data nella via principale della città,salutati addirittura
dalla banda militare.Pedalare al cospetto dei baobab è una sensazione unica e meravigliosa.A fine tappa attraversiamo il confine tra Mali e Senegal nei pressi di
Diboli :fisicamente
il confine è segnato dal fiume Senegal.I poliziotti che ci hanno scortato fin qui ci salutano commossi.Il Senegal è un altro paese...scompaiono i villaggi fatti di fango e paglia e compaiono case in muratura anche se dai tetti di eternit...
A fine tappa un lunghissimo trasferimento di circa 600 km in pulman..pulman senegalese questa volta ,dotato di aria condizionata e confortevoli sedili..tappa ristoratrice con super cous-cous a Tambacounda e arrivo in tarda serata nella non-Africa di Saly...
La terza tappa da Mbour a Fatick di 85 km si svolge come le precedenti sotto un sole cocente :ho addirittura le vertigini per il calore e arrivare a fine tappa è davvero un sacrificio.La tappa termina a Fatick ,nel centro che la Ong Acra ha costruito per arginare l'abbandono scolastico da parte delle ragazze,troppo prematuramente mandate al lavoro in città o nelle campagne.Ci accolgono i responsabili del progetto e qui lasciamo un poco del materiale raccolto in Italia.
Da Fatick si raggiunge via fiume su di un traghetto Fundiougne.Qui ci fermiamo l'indomani lasciando a riposo le bici per visitare tre scuole con le quali si era iniziato un progetto di collaborazione l'anno passato.L'accoglienza è disarmante,da brivido ,una miriade di bimbi festanti che cantano e danzano per noi.Nella prima scuola veniamo accolti con uno spettacolo di danze e lotte tradizionali.Tutti i bimbi,ma anche le mamme e gli anziani festeggiano insieme.E' un momento indimenticabile e veramente forte ed emozionante.Il bagno di entusiasmo si ripete anche nelle altre scuole e all'incontro con le donne che si occupano della pesca e della prima trasformazione del pesce.Sono momenti davvero m
olto intensi.La
giornata si
conclude con un tramonto da
brividi sulla baia.L'indomani si co
rre la quarta tappa del tour di circa 100 km da Fatick a Yenne.Il caldo è sempre asfissiante e le temperature sfiorano i 40° C.L'arrivo avviene a Yenne ,nella scuola che già avevamo visitato lo scorso anno.Anche qui viene lasciato materiale sportivo per i bimbi.
La quinta tappa del tour è un giro ad anello: Saly-Thies-Saly di circa 110 km.Thies è una cittadina molto vivace e culla del ciclismo senegalese....sul vialone che porta al municipio la compagine si sfida in una folle volata...si sfreccia davanti alle autorità senza neppure accorgergici che erano lì per salutarci...che figuraccia!
Al rientro finalmente un po' di sterrato per la mia Crisp nella riserva di Bandia.Alla fine della tappa con alcuni amici torniamo alla Riserva e nell'appassionante giro su di un jeeppone incontriamo gazzelle,impala,una coppia di gira
ffe e una di rinoceronti,un branco di facoceri e uno di bufali....è stato emozionante vedere questi animali liberi nel loro mondo.
Domenica 21 febbraio:centoventi chilometri,gli ultimi.L'arrivo a Dakar è preceduto dall'attraversamento della caotica e rumorosa periferia,un tratto autostradale e poi via sul "lungo oceano"...ad aspettarci qui un centinaio di bici local,di tutte le "forme",con i ciclisti più disparati.Un senegalese fora,si ferma ,si carica la vtt sulle spalle e insegue correndo.L'impropabile contachilometri di un'autovettura in bella mostra sul manubrio chissà che velocità segna...arriviamo alla fine del Tour e se i ciclisti senegalesi si dileguano in fretta gli amici Maliani ci regalano un 'altra indimenticabile serata insieme....Marco come dimenticare il tuo sguardo al pavimento sotto il tavolo interamente ricoperto di lische?!....priceless!!!!!!
Mentre la tappa volge al termine ecco il mio splash...lo dico sempre "Non son fatta per
Lungo trasferimento in pulman:fuori dal puzzle in cui è ridotto il finestrino scorrono distese arse e bruciate ,piccoli villaggi fatti di capanne di fango e paglia.Ci fermiamo per un'incredibile birra fresca in un baretto che altro non è che una capanna di fango addobbata con festoni natalizi ,che disegnano anche un soffitto colorato per un piccolino che non avrà più di tre mesi..Dopo circa 400 km di pulman maliano ,cioè di una scatola con le ruote caldissima e piena di polvere ,la sera si arriva a Kayes,accolti dal ministro dello Sport e da una serie inn
L'indomani ripartiamo per la tappa Kayes-Goudiri .La partenza viene data nella via principale della città,salutati addirittura
A fine tappa un lunghissimo trasferimento di circa 600 km in pulman..pulman senegalese questa volta ,dotato di aria condizionata e confortevoli sedili..tappa ristoratrice con super cous-cous a Tambacounda e arrivo in tarda serata nella non-Africa di Saly...
La terza tappa da Mbour a Fatick di 85 km si svolge come le precedenti sotto un sole cocente :ho addirittura le vertigini per il calore e arrivare a fine tappa è davvero un sacrificio.La tappa termina a Fatick ,nel centro che la Ong Acra ha costruito per arginare l'abbandono scolastico da parte delle ragazze,troppo prematuramente mandate al lavoro in città o nelle campagne.Ci accolgono i responsabili del progetto e qui lasciamo un poco del materiale raccolto in Italia.
La quinta tappa del tour è un giro ad anello: Saly-Thies-Saly di circa 110 km.Thies è una cittadina molto vivace e culla del ciclismo senegalese....sul vialone che porta al municipio la compagine si sfida in una folle volata...si sfreccia davanti alle autorità senza neppure accorgergici che erano lì per salutarci...che figuraccia!
Al rientro finalmente un po' di sterrato per la mia Crisp nella riserva di Bandia.Alla fine della tappa con alcuni amici torniamo alla Riserva e nell'appassionante giro su di un jeeppone incontriamo gazzelle,impala,una coppia di gira
Domenica 21 febbraio:centoventi chilometri,gli ultimi.L'arrivo a Dakar è preceduto dall'attraversamento della caotica e rumorosa periferia,un tratto autostradale e poi via sul "lungo oceano"...ad aspettarci qui un centinaio di bici local,di tutte le "forme",con i ciclisti più disparati.Un senegalese fora,si ferma ,si carica la vtt sulle spalle e insegue correndo.L'impropabile contachilometri di un'autovettura in bella mostra sul manubrio chissà che velocità segna...arriviamo alla fine del Tour e se i ciclisti senegalesi si dileguano in fretta gli amici Maliani ci regalano un 'altra indimenticabile serata insieme....Marco come dimenticare il tuo sguardo al pavimento sotto il tavolo interamente ricoperto di lische?!....priceless!!!!!!
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